lunedì 11 maggio 2015

L’Afrodite accovacciata

All’interno delle sale del Palazzo Massimo troviamo la statua dell’ Afrodite accovacciata,copia romana ispirata alla celebre opera Afrodite di Doidalsas.
La bellissima scultura femminile, raffigurante la sensuale dea Afrodite , è colta in una posa insolita: è rappresentata accovacciata sulle ginocchia pronta a ricevere sulla schiena un getto d’acqua, durante il bagno sacro.


Un’altra interpretazione considera l’opera come una “posa pudica”: Afrodite, mentre si accorge di uno spettatore improvviso, voltando la testa cerca di coprire con le mani sia il seno che il pube.
Generalmente, questo tipo di statue venivano inserite in contesti acquatici (terme, fontane),spesso corredate da un piccolo Eros,che versa l’acqua sulla schiena della dea.
Questa opera è una delle tante copie romane in marmo, con diversi varianti di un originale bronzeo greco attribuito da Plinio il vecchio, allo scultore Doildalsas, attivo in Bitinia nel III secolo a.C.
Tra le innumerevoli copie romane realizzate, la migliore copia è considerata questa presente al Museo Nazionale romano di Palazzo Massimo; ne ritroviamo un’altra acefala (senza testa) e senza braccio al Museo del Louvre a Parigi.

Scritto da Petro L.



Il Palazzo Massimo alle terme.

Il Palazzo Massimo alle Terme è la principale delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano (oltre alla Crypta Balbi, le Terme di Diocleziano e Palazzo Altemps).

Il Palazzo Massimo fu costruito dall'architetto Camillo Pistrucci alla fine dell'Ottocento in stile neorinascimentale, nei pressi della Stazione Termini, ed accoglie una delle più importanti collezioni di arte classica al mondo.
Il palazzo, che svolse la funzione di collegio d’istruzione fino al 1960, è stato acquistato dallo Stato italiano e restaurato per la valorizzazione del patrimonio archeologico di Roma. La sede museale, inaugurata nel 1998, ospita le sezioni di arte antica, numismatica e oreficeria del Museo Nazionale Romano.
L’edificio si divide in quattro piani:

  • Al piano terra sono esposti splendide sculture greche rinvenute a Roma, come il Pugile in riposo, il Principe ellenistico e la Niobide morente; tra i ritratti degli imperatori spiccano la statua di Augusto Pontefice Massimo, i ritratti dei principi e delle principesse delle dinastie Giulio-Claudia e Flavia, la testa di Adriano, la statua di Antonino Pio, il busto di Settimio Severo;
  • Al primo piano sono presenti celebri capolavori della statuaria, tra cui il Discobolo Lancellotti, la Fanciulla di Anzio e l’Ermafrodito dormiente, e magnifici sarcofagi, di notevole importanza sono anche le sculture in bronzo che decoravano le navi di Nemi e il sarcofago di Portonaccio, decorato con una scena di battaglia fra Romani e Barbari;
  • Al secondo piano sono esposti affreschi e mosaici pavimentali che documentano la decorazione domestica di prestigiose residenze romane, come affreschi il giardino dipinto della villa di Livia e le stanze della villa Farnesina, invece come mosaici abbiamo decorazioni della villa di Baccano e della basilica di Giunio Basso;
  • Il piano interrato custodisce l’ampia collezione numismatica, oltre a suppellettili, gioielli e la mummia di Grottarossa.
Articolo di Alessandro C.

domenica 10 maggio 2015

Il Principe Ellenistico

Il Principe Ellenistico è una statua in bronzo appartenente alla collezione del Palazzo Massimo. Il Principe impugna nella mano sinistra un asta moderna su cui si appoggia e che serve a sostituire la lancia originaria, mentre il braccio destro e appogiato sul gluteo destro e cio fa dedurre che il personaggio è in posizione di riposo. La testa fa notare ,per via dei particolari, che la scultura dovrebbe essere un ritratto del sogetto e non una scultura onoraria. Un'altra caratteristica della testa è il netto contrasto per via delle piccole dimensioni rispetto al resto del corpo. Nella zona dell'ombellico sono incise delle lettere (L.VI.P.L.XXIIX) che sono servite per catalogare la scultura nell'età repubblicana, mentre il monogramma MAR inciso sulla coscia destra non ha ancora un significato definito. Il Principe è rapresentato in nudità eroica e la struttura della statua è molto simile a quella dell'Alessandro con lancia di Lisippo. L'ipotesi iniziale era quella che la statua rappresentasse Attalo II , abile stratega e generale, nonchè re di Pergamo, ma interpretazioni più recenti, che si basano anche sui dettagli del volto del soggetto, indentificano un personaggio romano che ha avuto rapporti con il mondo ellenistico ed ha deciso di farsi ritrarre in nudità eroica come un principe. I caratteri della statua fanno pensare che sia stata scolpita nella metà del II secolo a.C. Questa scultura, insieme al pugilatore, è sicuramente una delle sculture in bronzo più rare di quell'epoca

Articolo di, Paolo F.

L'Afrodite accovacciata

All’interno delle sale del Palazzo Massimo troviamo un esemplare dell’ Afrodite accovacciata, ispirata alla celebre opera Afrodite di Doidalsas. La bellissima statua femminile, raffigurante la sensuale dea Afrodite, è colta in una posa insolita: è rappresentata accovacciata sulle ginocchia pronta a ricevere sulla schiena un getto d’acqua, durante il bagno sacro. Un’altra interpretazione considera l’opera come una “posa pudica”: Afrodite, mentre si accorge di uno spettatore volontario, voltando la testa cerca di coprire con le mani sia il seno che il pube. Si tratta di una delle tante copie romane in marmo, con diversi varianti di un originale bronzeo greco attribuito appunto, secondo quanto riporta Plinio il vecchio, allo scultore Doildalsas, attivo in Bitinia nel III secolo a.C. Generalmente, le innumerevoli copie realizzate venivano inserite in contesti acquatici (centri acquatici,fontane),spesso corredate da un piccolo Eros,che versa l’acqua sulla schiena della dea. La migliore copia di epoca romana è considerata proprio questa presente al Museo Nazionale romano di Palazzo Massimo. Un’altra copia acefala (senza testa) e senza braccio è al Museo Louvre a Parigi.

Articolo di, Petronella L.

L'Ara Martis di Campo Marzio.





In origine l'area compresa tra il Pincio a nord, il Campidoglio a sud, il Quirinale e il Tevere, era una vasta pianura alla quale venne dato il nome di "Campus Martis" a causa della presenza di un antico santuario dedicato al dio Marte, tutta questa pianura venne utilizzata principalmente da funzioni di carattere extraurbano e rimase per lungo tempo al di fuori delle mura.
In genere nel Campo Marzio si svolgevano tutte quelle manifestazioni che comportavano un grande afflusso di popolo, ad esempio riti e cerimonie, giochi e gare, riunioni e assemblee politiche, inoltre, data la vastità, venivano svolte le esercitazioni e le adunate militari.
Verso la seconda metà del V secolo a.C. vennero costruiti alcuni edifici come ad esempio il Tempio di Apollo e fu dato avvio a una vera e propria opera di urbanizzazione alla quale parteciparono importanti personaggi politici dell'antica Roma come Pompeo, Cesare e Augusto.
Nascono alcuni progetti come quello di Cesere che consisteva nel deviare il corso del Tevere per unire insieme il Campo Marzio e il Campo Vaticano.
Nel 1925 vennero scoperti i resti di un edificio monumentale, si tratta di un muro perimentale, con nicchie per le statue, di una lunghezza di circa 60 m. In base alle fonti ricavate si pensa che al centro di questo recinto possa trovarsi l'Ara Martis, l'altare di Marte che diede il nome al Campo Marzio.

Articolo di, Alessio M.

Villa della Farnesina

La Villa della Farnesina, dimora di epoca augustea, fu riportata alla luce a Trastevere nel 1879. I resti della villa furono esplorati solo in parte, ma l’elevata qualità delle decorazioni impose il recupero di affreschi da allora conservati nel Museo Nazionale Romano. Nell’allestimento di Palazzo Massimo le decorazioni asportate sono state ricomposte all’interno di stanze ricostruite nelle dimensioni originarie. Si è cercato di ricreare, la sequenza delle percezioni visive che si potevano avere in antico, percorrendo la lunga galleria del criptoportico fino al giardino, dove si affacciavano il triclinio invernale e due cubicoli dalle pareti rosso cinabro, per poi raggiungere, attraverso un altro corridoio, un terzo cubicolo. Gli svariati richiami al mondo egiziano presenti nelle decorazioni della villa possono essere letti come una celebrazione della conquista dell’Egitto. Gli affreschi, esemplari della grande pittura di età imperiale a Roma, sono classificabili nella fase finale del secondo stile.

Articolo di, Fabio C.

mercoledì 6 maggio 2015

I calendari romani.

GDurante la rivoluzione d’Augusto era il pontefice massimo la figura preposta alla gestione dei calendari, di cui il Museo Nazionale in Palazzo Massimo a Roma, conserva le lastre dei Fasti Antiates e dei Fasti Prenestini; calendari che segnavano il tempo prima e dopo la riforma di Giulio Cesare nel 46 a.C.
Augusto, pontefice massimo, poté modificare l’organizzazione del tempo nel proprio Impero, introducendo festività in onore del principe e della Domus Augusta.
Rispetto al precedente uso, in cui venivano riportate esclusivamente feste legate alle divinità, I Fasti con Augusto diventano un vero e proprio strumento di propaganda della figura del princeps.
Il cambiamento porta con sé l’introduzione di nuovi riti influendo anche nella riorganizzazione della città con inedite cerimonie in spazi civici e monumenti pubblici.

I Fasti illustrano la rivoluzione che Augusto mette in atto attraverso la manipolazione del calendario all’interno del quale inserisce, accanto alle antiche feste sempre rigorosamente rispettate, nuove feste che ricordano episodi legati alla vita del princeps e della sua famiglia (nascite, morti, vittorie, onorificenze).
Questo cambiamento determina un nuovo modo di pensare e di vivere all’interno dell’Impero. I calendari sono definiti anche “Fasti” poiché il termine indicava i giorni dell’anno in cui si poteva compiere l’attività amministrativa ed erano accompagnati dai Fasti consolari, ossia la lista dei consoli, e, nelle altre città, la lista dei magistrati locali.

Breve storia.

Il più antico calendario, di tipo lunare, è attribuito dalla tradizione a Romolo; composto da dieci mesi per un totale di 304 giorni, l’anno iniziava da Marzo. L’aggiunta dei due mesi che precedono Marzo è attribuita a Numa. Il calendario apparteneva alla sfera del sacro ed era dunque affidato ai pontefici: all’inizio esso era segreto e solo nel 304 a.C fu reso pubblico. Nel 46 a.C fu necessaria la riforma di Giulio Cesare, allora pontefice massimo, che si avvalse delle conoscenze del celebre astronomo matematico Alessandrino Sosigene per modificarlo. Struttura Nel calendario la settimana era composta da 8 giorni, contrassegnati dalle lettere dell’alfabeto da A ad H, lettere che si succedevano in senso verticale nella prima colonna. Il nono giorno, contrassegnato dalla lettera A era il giorno delle fiere e dei mercati. Nella seconda colonna erano indicati i giorni mancanti alle none e alle idi del mese corrente e alle calende del mese successivo; nella terza colonna erano segnate le cadenze fisse.

Fasti AntiatesMaiores

I calendari precedenti alla riforma di Cesare; questi rimasti in vigore fino al 46 a.C sono gli unici sopravvissuti alla riforma. I Fasti Antiates, sono stati composti tra l’ 84 e il 46 a.C. Si conservano frammenti con 12 colonne relative a tutti i mesi, la tredicesima colonna, corrisponde al mese intercalare, per un anno dalla durata di 355 giorni. Il nome dei mesi è indicato in alto all’inizio di ogni colonna, in fondo è riportato il numero del mese. Le feste indicate sono solo in onore degli Dei.

I Fasti Prenestini.

I Fasti Prenestini provengono da Praeneste, l’odierna Palestrina; erano esposti nel Foro, addossati a un emiciclo al centro del quale si trovava la statua del loro compilatore, VerrioFlacco, celebre erudito che Augusto aveva scelto come precettore dei suoi nipoti. I Fasti Prenestini erano composti da dodici lastre marmoree leggermente concave, rinvenute tra il 1769 e il 1771. I numerosi frammenti recuperati e ricomposti sono relativi ai quattro mesi di gennaio, marzo, aprile e dicembre.